Quel pezzo del puzzle proprio non vuole entrare! Il bambino prova una volta, lo gira, insiste; magari si innervosisce un po’. Poi cambia strategia, cerca un altro incastro e – qualche minuto dopo – torna proprio su quel pezzo. Questa volta trova la posizione giusta. Fatto!
Agli occhi di un adulto non è successo niente di straordinario. Eppure, in quei pochi minuti, il bambino ha attraversato una piccola sequenza fatta di tentativi, errore, frustrazione, perseveranza e soddisfazione. Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più affascinanti del gioco: mentre i bambini pensano semplicemente a divertirsi, stanno anche sperimentando modi nuovi per conoscere ciò che li circonda. Giocare, insomma, è una cosa molto più seria di quanto possa sembrare. Ma fortunatamente i bambini non hanno bisogno di saperlo.
Sbagliare fa parte del gioco. E anche della crescita
Noi adulti invece, abbiamo spesso un rapporto complicato con l’errore. Cerchiamo di evitarlo, lo associamo a qualcosa che non è andato come avrebbe dovuto. Nel gioco infantile, invece, sbagliare può diventare semplicemente parte del percorso. Un puzzle non completato al primo tentativo invita a provare nuovamente. Un gioco memory richiede di ricordare dove si trovava quella figura vista qualche turno prima. Un domino porta a osservare, associare e aspettare il momento giusto. Sono situazioni semplicissime, ma offrono al bambino occasioni per sperimentare attenzione, memoria, capacità di osservazione e ricerca di soluzioni.
Il gioco lascia inoltre uno spazio prezioso alla fantasia ed alla creatività. Non tutto deve avere necessariamente un risultato corretto o sbagliato: spesso inventare una regola, immaginare una storia o trovare un modo diverso di utilizzare ciò che si ha davanti è già parte dell’esperienza. È per questo che gioco ed apprendimento possono procedere insieme senza che il secondo tolga leggerezza al primo.
Quando nel gioco entra anche la Natura
C’è poi un’altra possibilità: utilizzare il gioco per far entrare nel mondo quotidiano dei bambini qualcosa che desideriamo imparino a conoscere e rispettare. Scegliere e proporre loro dei giochi solidali – come, per esempio, quelli del WWF – permette di affiancare al divertimento immagini, animali ed ambienti che raccontano la biodiversità. Nell’E-commerce WWF Italia troviamo puzzle dedicati all’oceano, all’orso polare e ai pinguini, oltre a memory con animali selvatici e giochi ispirati alle specie del bosco. I prodotti della collezione sono inoltre realizzati con attenzione a materiali sicuri e sostenibili.
Il punto interessante (dal punto di vista educativo) non è però trasformare il gioco in una lezione sulla biodiversità. È quasi l’opposto: lasciare che la Natura entri spontaneamente nel gioco. Un orso polare può far nascere una domanda sul ghiaccio, un pinguino sull’Antartide, una balena sull’oceano. Da una figura incontrata durante una partita può partire una conversazione e, da quella conversazione, una curiosità nuova.
Educare senza salire in cattedra
Forse alcune delle cose più importanti si imparano proprio quando nessuno ci sta dicendo esplicitamente che dobbiamo impararle. Da anni il WWF lavora sull’educazione ambientale delle nuove generazioni, considerando l’educazione parte integrante della conservazione della biodiversità e della costruzione di una cultura della sostenibilità. Il suo approccio comprende non soltanto l’insegnare la Natura, ma anche imparare nella Natura ed attraverso la Natura. In tali contesti, il gioco può inserirsi perfettamente in questa prospettiva e narrativa. Il WWF stesso sottolinea come, attraverso il gioco, i bambini possano sperimentare utilizzando fantasia, creatività e immaginazione, imparando progressivamente ad esplorare il mondo relazionandosi con esso.
E quando protagonisti di un puzzle o di un memory sono animali selvatici, può nascere anche un primo legame con la biodiversità. Prima viene la curiosità: che animale è? Dove vive? Cosa mangia? Poi, crescendo, può arrivare la consapevolezza che quelle specie e gli ambienti in cui vivono meritano attenzione e protezione. Anche la scelta stessa di un oggetto o di un acquisto sostiene di per sé qualcosa di più grande: i ricavi dello shop ufficiale WWF sostengono i progetti sul campo dell’organizzazione per la difesa della Natura e delle specie minacciate.
Mettere insieme i pezzi, un tentativo alla volta
Torniamo allora a quel puzzle lasciato sul tavolo. Magari manca ancora qualche pezzo e il bambino comincia a essere stanco. Domani ci riproverà. Oppure chiederà aiuto. O forse troverà da solo quella soluzione che oggi sembrava impossibile. In fondo, crescere assomiglia un po’ a questo. Significa provare, sbagliare, osservare, cambiare prospettiva e tentare nuovamente. Significa scoprire progressivamente il mondo, prima attraverso le cose più semplici e poi attraverso quelle più complesse.
Se nel frattempo, tra un puzzle e una partita a memory, impariamo anche il nome di un animale, scopriamo dove vive e iniziamo a essere curiosi della Natura che ci circonda, abbiamo aggiunto un altro piccolo, importante pezzo alla nostra esistenza. E forse la vera forza educativa del gioco sta proprio qui: insegnare qualcosa senza mai smettere di essere, prima di tutto, un gioco.
