Buone e cattive progettazioni: come valutare una impermeabilizzazione ben fatta?

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L’associazione degli Impermeabilizzatori italiani, la ASSIMP, ha elaborato un’interessante statistica in materia di impermeabilizzazioni coperture piane per la quale la metà dei contenziosi tra committenti ed imprese risiede nella cattiva progettazione e, dunque, realizzazione, dei lavori di impermeabilizzazione. È stato anche rilevato come i difetti compaiano già nei primi anni di posa e che questo si verifichi in quasi oltre il 15% dei casi. Si tratta di un problema che attanaglia il settore edile con cause, vertenze e danni ai committenti di cui bisogna tenere conto. Per questo è necessario saper riconoscere un lavoro di questo tipo ben fatto oppure caratterizzato da difetti e criticità prima che sia troppo tardi.

Qualche distinzione preliminare sulle coperture

Le coperture piane sono solai di estremità a pendenza ridotta, solitamente inferiore al 5% che svolgono il duplice ruolo sia di resistenza (detta meccanica) che di impermeabilizzazione. Esse isolano l’interno da qualsiasi agente che sia esso acustico, termico o di vapore. Le coperture, quindi, dovrebbero teoricamente prevenire la formazione di condensa interstiziale e superficiale per assicurare una protezione dagli agenti esterni ed una resa destinata a durare nel tempo.

Cosa rende ottimale una impermeabilizzazione?

Sicuramente a fare la differenza sono ugualmente le tecniche di posa utilizzate nonché il tipo di materiali utilizzati per la realizzazione. Intervengono poi i tipi di posa, l’aderenza e tutta una serie di fattori che contribuiscono alla resa del risultato finale. Si pensi che tra i materiali sul mercato è possibile scegliere tra materiali bituminosi e sintetici. Questa differenza è di fondamentale importanza perché i primi si lavorano tradizionalmente a caldo e possono essere costituiti integralmente o parzialmente da rocce e materiali naturali. I secondi sono in genere il PVC, l’epdm e il poliolefine. Altre differenze risiedono poi nel tipo di aderenza che può essere parziale, totale o indipendente. L’aderenza indipendente è l’unica attuabile su coperture piane con la particolarità che le aree laterali devono essere realizzate in aderenza.

Altri dettagli importanti delle fasi di impermeabilizzazione

Un errore molto comune risiede nella posa della membrana di copertura. Essa viene traportata arrotolata in balle giganti e può subire danneggiamenti se lo spostamento viene compiuto senza le dovute attenzioni. Il rotolo si presenta con due superfici molto differenti l’una dall’altra, perché sono strutturate proprio per un solo ed unico verso di posa. La superficie che va ad aderire con la copertura è quella detta goffrata, mentre quella esterna è di tipo talcato. Senza entrare troppo nel merito di queste differenze menzioniamo solamente l’importanza della corretta applicazione della membrana il cui verso, nei casi menzionati dall’ASSIMP, viene spesso posta al contrario.

Le ragioni di insorgenza di muffe, infiltrazioni e danneggiamenti

La posa della membrana errata è la principale causa di degrado delle coperture impermeabilizzate. Esse subiscono danneggiamenti già prima del loro impiego, specialmente durante il trasporto o per deperimento di magazzino. Se queste vengono esposte al sole per lungo tempo, infatti, perdono il loro potere coprente e manifestano vistose macchie che dovrebbero immediatamente balzare all’occhio.

L’area da impermeabilizzare, inoltre, andrebbe accuratamente pulita prima della stesura della membrana. Le ragioni sono facili da prevedere: in alcuni casi nelle coperture errate sono state ritrovate piante germogliate. Questo significa che il massetto era sporco e che vi erano acqua e luce sufficienti per far crescere delle piante. Per queste e numerose altre ragioni è bene affidarsi a professionisti seri e qualificati valutando più preventivi e informandosi sul tipo di materiali che verranno impiegati per il lavoro di copertura impermeabilizzante.

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